Chi ucciderà il P2P?

Ormai sono oltre dieci anni che, con il piglio di chi sa che deve battersi contro tutto e tutti, il mondo del P2P resiste ai sempre più numerosi attacchi da parte delle lobby che lo vedono come principale bersaglio da abbattere il prima possibile.

Peccato che la maggior parte di questi “signori” non sappia che il peer to peer non è sempre sinonimo di illegalità e che, analizzando lo stato attuale della grande rete, non è da escludere l’ipotesi che questo diffusissimo sistema di condivisione dei dati possa morire di morte naturale, senza processi o annunci “terrorizzanti” tesi a screditarlo. Non per mano delle major, non per colpa di imposizioni dettate ai provider, ma per la stessa Internet: un mezzo capace di evolversi e mutare rapidamente sotto gli occhi di chi la frequenta giornalmente, talvolta vestendo un ruolo di rivoluzionaria senza nemmeno accorgersene.

Dai video di YouTube in alta definizione (e simili) a servizi di hosting gratuito, passando per i motori di ricerca musicali, basta guardarsi intorno per capire che il P2P ha assunto ruolo decisamente inferiore rispetto a quello che rivestiva qualche anno fa. E l’escalation dei servizi web potrebbe continuare all’infinito, tanto da far scomparire quasi del tutto eMule e soci.
Sia chiaro, quella lanciata in questo post è solo un’analisi provocatoria. Eppure sono molti gli utenti che, già oggi, usano YouTube per scaricare filmati e/o brani musicali (non necessariamente coperti da diritto d’autore, intendiamoci), utilizzano RapidShare o MegaUpload per scaricare archivi di grosse dimensioni (dal contenuto più disparato) e via discorrendo, bypassando di fatto la prima frequentatissima via del peer to peer.

Insomma, quello che prima sembrava un caposaldo della grande rete adesso “barcolla” di fronte alla nascita di mezzi alternativi. Ed in fondo è proprio questo il bello di Internet, il fattore che la rende un mezzo mai stantio e sempre alla ricerca di un equilibrio che per nostra fortuna non avrà mai.

A questo punto, non ci rimane che lasciare la parola a voi. Chi ucciderà il P2P?

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